martedì 11 settembre 2012

Le sterili polemiche e il declino del cinema italiano


La Mostra del Cinema di Venezia è finita ormai da qualche giorno, ma non si placano le polemiche sull'assegnazione dei premi. I protagonisti? Ovviamente noi italiani.


Il tutto è iniziato con una voce arrivata dalle stanze dei bottoni veneziane, secondo la quale Michael Mann avrebbe detto che i film italiani sono "difficilmente esportabili". Apriti cielo! A questa voce ha subito creduto e risposto Marco Bellocchio (potete trovare qui le sue parole), accusando Mann e gli Stati Uniti tutti di non saper guardare al di là del proprio giardino e di non avere sensibilità per le pellicole straniere.
A Bellocchio si è subito unito Paolo Mereghetti, il critico del Corriere della Sera, che in un editoriale a commento della notizia si è scagliato contro la logica del mercato a tutti i costi e ha ricordato a Mann che, senza il cinema europeo, anche il cinema americano non sarebbe quello che è oggi. Infine, con una caduta di stile che non ci aspettavamo da lui, ha anche rinfacciato a Mann il fatto che il film della figlia, Texas Killing Fields, non sia stato un successo di box office, insinuando quindi che il povero Michael predica bene ma razzola male.
Tutto bene, benissimo, se non fosse per qualche piccolo dettaglio:

1) La dichiarazione di Michael Mann non è ufficiale, ma è solo una voce riportata da non precisate fonti anonime. Sollevare un polverone di questo genere per una voce, rispondendo pure dalle pagine di uno dei principali quotidiani nazionali, appare quantomeno fuori luogo: è come se l'Italia dichiarasse guerra alla Germania perchè il cugino del portinaio di casa Merkel ha riferito a un giornalista italiano che Angela avrebbe detto che Monti puzza di brioche muffita.

2) A meno che non ci sia stato un cambiamento nel dizionario della lingua italiana, "esportabilità" e "successo commerciale" non sono sinonimi, soprattutto per un prodotto culturale. Non ci risulta che Mediterraneo o Io sono l'amore siano stati successi commerciali all'estero, eppure hanno ricevuto numerosi premi e riconoscimenti dalla critica. Un film è "esportabile" se parla un linguaggio universale, se è in grado cioè di affrontare temi globali raccontando una storia locale. I soliti ignoti di Monicelli è un ritratto perfetto dell'Italia, ma gode di numerosi ammiratori anche presso i malvagi e miopi americani. La vita è bella, per quanto non sia uno dei miei film preferiti, ha saputo senza dubbio raccontare una storia locale che parlava però a tante culture e nazioni diverse.

3) Accusare Mann e la giuria da lui presieduta di insularismo è quantomeno curioso, dato che tra i film premiati figurano un coreano (Leone d'oro), un tedesco (Premio della giuria), un francese (Sceneggiatura) e, guarda un po', persino un italiano (Fotografia). Evidentemente per Bellocchio, Mereghetti e i loro sodali questi paesi sono delle colonie americane.

4) Queste polemiche si verificano sempre e solo in Italia. A Cannes negli ultimi 22 anni (dal 1990 a oggi) hanno vinto due soli film in lingua francese (La Classe, nel 2008 e Amour, lo scorso anno, peraltro girato da un Austriaco), e non si sentono mai le polemiche che si sentono qui, con relativa caccia all'uomo al giurato italiano di turno. Quest'anno è toccato al povero Garrone, il quale ha peraltro rilasciato la dichiarazione più corretta sul tema: il fatto stesso di fare polemica per la mancata vittoria di un film italiano a un festival italiano denota un certo provincialismo.

Ammettiamo ora per un attimo che la dichiarazione di Mann sia vera: possiamo dargli torto? Non è forse evidente che l'esportabilità del cinema italiano è clamorosamente crollata nel corso degli anni?
Tra il 1943 e il 1962 l'Italia ha ottenuto nove nomination all'Oscar per il miglior film straniero, ottenendo tre Oscar onorari e due Oscar.
Tra il 1963 e il 1982 otteniamo quattordici nomination, vincendo in cinque occasioni.
Tra il 1983 e il 2002 otteniamo appena sei nomination, ma vinciamo in tre occasioni.
Dal 2003 a oggi abbiamo ottenuto appena una nomination, senza portare a casa alcun premio.

 Se questo non è un crollo verticale della qualità del nostro cinema e della sua capacità di parlare al mondo, ditemi voi che cos'è. L'Oscar per il miglior film straniero non è certamente l'unico modo per misurare l'esportabilità di un film, ovviamente, ma il declino è evidente e lapalissiano.

Bellocchio, Mereghetti, e chi ancora pensa che siano gli altri a doversi sforzare per capire il nostro cinema, quando una volta lo facevano senza alcuno sforzo, dovrebbero cominciare a fare autocritica, e a capire che, se il nostro cinema ha perso valore nel mondo, la colpa è quasi interamente nostra, non di Michael Mann e delle sue presunte dichiarazioni.

Pier

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